Aborto: superare il dolore della perdita

“Non posso tenerti per mano e allora ti tengo nel cuore.

Ed è lì che sei e sarai presenza, eterna. Ed è quello il posto più bello che ho.

Mi diranno che non posso toccarti. Vero, ma nel cuore io ti sento.

Mi diranno che non posso vederti. Vero, ma gli occhi ricoprono le distanze e nel cuore non c’è distanza.

Mi diranno che non posso udire la tua voce. Vero, ma io ti ascolto e in me fai rumore!

Mi diranno che non posso parlarti. Vero. Ma cosa servono le parole, tu mi fai battere il cuore.

E se il cuore è l’organo della vita, anche se io non ti tengo per mano, non ti vedo e non ti parlo, faccio molto di più, ti tengo nel cuore…io ti tengo nella mia vita.”

Freddezza, poco tatto, superficialità, mancanza di ascolto ed empatia, dolore spesso non compreso e quindi celato dietro un finto sorriso o un “va tutto bene”… 

Questo e tanto altro portano a me le donne che hanno vissuto un aborto: dietro alla frase “Non c’è più battito, la gravidanza si è interrotta” c’è una voragine di dolore, shock, poche spiegazioni e freddezza liquidando il più delle volte quell’episodio come “E’ frequente, andrà meglio la prossima volta”.
Ma quella volta era quel bambino, quella gravidanza, magari cercata e desiderata per anni, e quella situazione merita rispetto, merita ascolto, merita che quella mamma si possa fermare e possa piangere, ascoltarsi, ascoltare il proprio dolore, per poter ripartire da lì, da se stessa.
Per questo non c’è un tempo prestabilito, non c’è una decisione dall’esterno che dica in quanto tempo si possono rimarginare queste ferite: la donna e la coppia hanno bisogno del proprio tempo.

Il mese di Ottobre è il mese dedicato alla consapevolezza del Lutto Perinatale e in particolare la giornata del 15 Ottobre: un tema su cui ci sono ancora tanti tabù, poco rispetto e poca conoscenza. Le donne e le coppie che hanno vissuto un aborto spesso non ne parlano, si sentono in colpa, sentono propria la responsabilità di quella gravidanza non andata bene e questo non fa che aumentare il dolore provato, la mancanza di risposte perchè spesso risposte non ci sono e l’unica cosa da fare è accettare, accogliere ciò che è accaduto, ricucire le ferite donandosi il bene più prezioso: tempo.

Arrivano da me, come operatrice olistica del femminile, molte donne che hanno avuto un aborto e il desiderio maggiore è quello di riprovarci subito, di cancellare il dolore, di cercare subito un’altra gravidanza. Non c’è un tempo biologico da attendere, ma è necessario che non solo il corpo, ma anche la mente e l’anima siano di nuovo pronti ad una nuova gravidanza, una nuova vita da nutrire.

Come affrontare e superare un aborto

Mi avete chiesto un articolo su questo tema e ho accettato molto volentieri: è necessario parlare di questi temi, normalizzarli dal momento che molte donne si trovano di fronte a questo dolore.
Questo non vuol dire vivere con ansia ogni gravidanza, la vita e la morte sono parte di un unico ciclo, il ciclo dell’esistenza e della vita.
Oggi ho l’enorme piacere di ospitare in questo articolo una lettera scritta da una meravigliosa donna coraggiosa, Chiara,  che ho avuto l’onore di seguire nel percorso di guarigione e ripresa dopo l’aborto, troverai la sua esperienza in fondo all’articolo.

Dopo aver vissuto un aborto è normale che la gravidanza successiva inizi con qualche apprensione in più, per questo io consiglio sempre di prendersi tempo, un tempo che può variare da persona a persona, un tempo in cui nutrire mente, corpo e anima sotto ogni punto di vista. (Sul nutrimento a 360 gradi ti consiglio di ascoltare questo podcast)

Che ci sia stato un raschiamento o un aborto farmacologico o spontaneo, in ogni caso il corpo ha bisogno di cure, di calore, di essere curato e di qualcuno che si prenda cura di lui.
Questo aiuta una successiva gravidanza, preparando il corpo a viverla al meglio, così come accettare il proprio dolore, anche con un percorso psicologico se necessario, guarire le ferite dell’anima e del corpo prima di iniziare a cercare un’altra gravidanza.
Quel bambino non tornerà ma tu mamma hai bisogno di rimetterti al centro, di ricostruire il rapporto con un corpo che giudichi non adatto vista l’esperienza, per approcciarti al meglio ad un’altra gravidanza.
Durante la gravidanza c’è grande connessione tra cuore e grembo, tra corpo e natura, solo interiorizzando questo legame, questa connessione, ci sarà pienezza e serenità, pieno benessere.

Il tuo dolore non è sbagliato, il tuo dolore dev’essere ascoltato, accolto, pianto. Il fatto che sia frequente l’aborto non significa che la tua anima non sia stata ferita da questa perdita: sì è vero la frequenza è alta, anche dovuto probabilmente allo stile di vita che abbiamo oggi, ma il tuo corpo non è sbagliato, il tuo corpo fa quello che sa, ha una saggezza interna grandissima, trova connessione con essa, trova fiducia in essa, e troverai la pace.

La lettera di Chiara:

Questa lettera è per te.
Mi hanno consigliato in tanti di scrivertela, ma non l’ho mai fatto.
Proprio in questi giorni saresti nato o nata, e credo sia il momento giusto di farlo. Il giorno in cui ho saputo della tua esistenza, con quelle due lineette, è stata l’emozione  più intensa della mia vita e già di questo ti devo ringraziare. Il giorno in cui avrei dovuto vederti, la dottoressa mi ha detto che non c’eri più, anche se il mio corpo non ne voleva sapere di lasciarti andare.
È stata dura convincerlo a farlo e lasciarti andare è stato durissimo.
Ma anche in questo caso devo dirti grazie,  mi hai insegnato che il mio corpo è una roccia, che non è un mio nemico, ma l’alleato più grande e sincero che ho e che è molto più forte di quanto credessi.
E non l’avrei mai imparato senza di te.
Io e il papà ne abbiamo passate di brutte giornate…anche per lui è stato difficile lasciarti andare, accettare che la nostra vita insieme era stata così breve. Ma abbiamo imparato che il dolore è difficile da sopportare e che se si riesce a dividerlo su quattro spalle invece che portarlo solo su due, parlandone, anche quando non vorresti, è un po’ più leggero.
E proprio tu hai portato nella mia vita Alessia, che nel momento più buio, mi ha mostrato come accendere la luce. E mi ha insegnato come la natura, la lentezza, l’ascolto, il sole, la luna, i profumi, le erbe antiche, un pentolino e del vapore possono fare la differenza tra il dolore e la rinascita.
E piano piano, ho cominciato a capire tante cose di me, mi sono riconnessa con la bimba che sono stata, ho imparato che si è mamme e madri in tanti modi, che l’amore non ha per forza una sola forma. Che il tempo che passa arricchisce, non invecchia. E tutto questo, grazie a te.
Lasciarti andare è stata la cosa più difficile che abbia mai dovuto affrontare. Ma grazie a te, sono una donna nuova.
Forse un domani sarò mamma di un tuo fratellino o di una tua sorellina, o forse no.
Ma so che posso essere una donna felice comunque. Grazie a te, so che ho la forza di rinascere, ogni volta che la vita me lo permetterà.
Quindi grazie, piccolo embrioncino, tanto piccolo quanto grandi sono le cose che mi hai insegnato. Sarai sempre con noi, in ogni cosa che grazie a te abbiamo imparato.
Ti vogliamo bene.”